domenica 11 ottobre 2009

Hey ragazzi con la chitarra,

cucù….ci siete? Come andiamo oggi? Sempre bene, lo spero per voi, immagino che vi stiate godendo ora un meritato giorno di dovuto relax dopo un’altra impegnata settimana di lavoro a zonzo per la Capitale, tempo atmosferico permettendo.

Già, perché come cantava pure lo storico conduttore dei primi anni della TV, Mario Riva, alla fine degli anni ‘50 “Domenica è sempre domenica. È domenica pei poveri e i signori, ognuno può dormir tranquillamente. Nè clacson, né sirene, nè motori, si sveglia la città più dolcemente….”. Chissà se davvero è così in questo giorno anche nella grande metropoli londinese “every Sunday, appunto”. Mi farete sapere ok?

Non vi ho scritto per due giorni e non posso dire che il mio morale fosse al massimo, non sto molto bene ma sono malesseri di ordinaria amministrazione, cose a cui si può porre rimedio. Oggi è un nuovo giorno che sarà sicuramente migliore! Difatti il mio morale è più disteso, mi sento meglio rispetto a ieri.

Non posso dimenticare di mandare con le mie parole un saluto affettuoso anche ai nuovi eventuali lettori del mio blog che si aggiungeranno probabilmente ai tanti che già leggono le mie lettere per voi, dopo la conseguente e recentissima apertura di un gruppo globale su Facebook come omaggio dedicato in fin dei conti sempre a voi e gestito da me. “Per tutte quelle che impazziscono per il ciondolo a chitarra dei Sonohra”.

Non vorrei che ora voi due e chi mi ha sempre letto e continua a farlo qui pensi sia caduta inevitabilmente nello sciocco o banale. Spererei di no, perché non è questo lo scopo primario dell’apertura del mio gruppo. Ero stufa di vedere sempre le solite cose fritte e rifritte, praticamente uguali, rese pubbliche su Facebook, ciascuna con un numero vario di utenti.

Mi sono dunque presa il tempo e fatta un giro su Facebook per dare un’occhiata a tutti i gruppi che in qualche modo parlassero o avessero a che fare con voi. E ho scoperto con gioia che nessuno prima di me aveva ancora pensato a quella che poi è stata la mia idea di fondo. Quella di pensare al vostro (anzi nostro direi, dato che adesso posso orgogliosamente dire di avercelo anche io seppure solo da una decina di giorni in qua) ciondolo d’oro come a un ulteriore simbolo prezioso che rappresenta il vostro amore per la musica, la vostra competenza e professionalità. Che sono tutte cose vere, su cui si potrebbe discutere per ore intere senza annoiarsi mai. Non voglio certo con questo, per conto mio, farvi diventare più commerciali di quanto già non vogliano farvi apparire, lo puntualizzo subito.

Sapete bene per quanto tempo ho personalmente ininterrottamente cercato un ciondolo di questo tipo, che si fa sentire con il suo dolce suono spostandosi sulla catenina a ogni minimo movimento del mio collo. Proprio come fosse una dolce campanellina. Che tenerezza! Penso siate ormai allo stesso tempo bene al corrente del mio amore viscerale per la musica, qualcosa di innato che va al di là di qualsiasi altro oggetto materiale possa esistere ed è legato saldamente a quello del significato della mia stessa esistenza. Un sentimento così grande e puro che non teme confini.

Una cosa che volevo dirvi ancora, cari Luca e Diego, cambiando discorso ma rimanendo sempre in tema a proposito del ciondolo a chitarra e che però non vi ho ancora raccontato sinora, riguarda un caro ricordo che mi fa sempre tornare in mente con nostalgia la mia nonna, la mamma di mia mamma, che è purtroppo scomparsa ancora molto giovane, da almeno 16 anni, a cui sono sempre stata affezionatissima.

E che quando ero piccola, (allora avrò avuto tre anni e mezzo) sapete, mi chiamava sempre affettuosamente proprio “chitarrina” perché mi piaceva molto la musica in generale. Mi pare ancora di sentirla la sua voce giovane e dolcissima che dice: “Hey, la mia chitarrina” e poi mi prendeva in braccio coprendomi di baci, affettuosamente, sorridendo, come tutte le nonne sanno fare coi nipotini. Che bello.

Ed è anche per questo, appunto, prima di ogni altro motivo, la ragione personale secondo la quale ci tenevo comunque così tanto ad avere un ciondolo fatto a chitarra. Poi voi se mai avete inconsapevolmente permesso che questo divenisse realtà e pure fatto sì che fosse anche un tributo a due grandi musicisti che ho fortunatamente conosciuto. Però non bisogna dimenticare che per quanto mi riguarda questa medaglietta mi ricorda tanto anche il soprannome che nonna mi aveva dato e che mi è rimasto sempre. Vedete ragazzi, è come se in questi pochi grammi d’oro massiccio e pesante che ora porto stabilmente e orgogliosamente appesi al collo, potessi averla di nuovo qui con me la mia nonna, in un certo senso. Ma siccome questo non è umanamente possibile (e chi di noi non vorrebbe riavere accanto qualcuno che ci ha lasciato?) posso almeno sentire meno la mancanza della nonna che mi era tanto cara, e rievocare ancora meglio il ricordo affettuoso e tenerissimo che di lei conservo ogni giorno.

Buona domenica ragazzi, vi saluto, statemi bene, fate buon lavoro, girate e riposatevi, per quanto possa concedervelo la vostra tabella di marcia. Dite un po’ vi ricordate ancora cosa sia la noia? Penso proprio che mi rispondiate di no….

Bacione grande, che si posi direttamente sul cuore di ciascuno di voi! Vi voglio bene! Sempre!

Elena

giovedì 8 ottobre 2009

Sono comodamente seduta sulla luna e da qui posso osservare milioni di stelle brillare intensamente da vicino. Uno spettacolo!!!! Luca, Diego avete voglia di farmi compagnia e sognare con me impreziosendo il pacifico e rilassante silenzio della notte?

Un abbraccio grande, vi voglio bene, sempre!!!!  A presto!!!

Elena

mercoledì 7 ottobre 2009

Hey, miei piccoli canarini, buongiorno!!!!

Accidenti, però, come è difficile richiudere il baule dei ricordi dopo che hai passato un giorno e mezzo a svuotarlo di ricordi personali che si susseguono inevitabili come un fiume, dopo che hai restituito loro nuova brillantezza e vigore. Eh si, diciamo che anziché mettermi nostalgia per ciò che non è più, parlarvi di “Portobello” invece mi ha lasciato addosso in dono un sacco di vitalizzante energia per i miei progetti futuri.

Così tanta, copiosa e felice che potrei addirittura venderne, se solo ciò fosse fattibile; ma mi accontento semplicemente di trasmetterla a chi la saprà cogliere dalle mie parole. Molto probabile che a voi energia non serva in questo momento, tuttavia sapete bene che “è meglio abbondare che deficere” dicevano i latini, perciò mi fa piacere sapere che anche voi leggendomi facciate comunque scorta di un po’ di ulteriore carica.

Allora domenica scorsa avete visto Piccadilly Circus eh? Fate bene, fate bene. Non oso neanche immaginare tutto ciò che i vostri occhi possano incontrare, ogni brivido emozionale che la vostra anima percepisce vibrando in voi come l’elegante e melodiosa corda di un’arpa. Chissà. Cerco di mettermi nei vostri panni ora, pur rimanendo in patria ma anche questo intento mi risulta difficile. Già il fatto di pensare a com’è Londra per me è un sogno, figuriamoci se questo dovesse diventare realtà…..

Da sempre mi parlano della Capitale come un luogo fantastico e assolutamente caotico, sicuramente imperdibile. Ma questo potrò confermarlo forse fra qualche anno quando e se mi deciderò a tentare l’esperienza ancora nuova del mio primo volo in aereo….

Luca: “Elena, dimmi se io e Diego potessimo portarti un pensierino da qui, cosa vorresti ricevere?”

Beh, così su due piedi non saprei che dirti, mio piccolo principe sai? Devo pensarci. Ci sono mille cose che riconducono immediatamente da anni il mio cuore a Londra, ma al momento non mi viene in mente nulla di concreto che potrei chiedervi una volta che rientrerete nella nostra cara patria.

Non ti preoccupare cuoricino, di sicuro non vi chiederei di portarmi il Big Ben perché sarebbe assurdo anche solo pensare una cosa del genere. E poi, anche potendo come fareste ad organizzarvi per caricare la torre sull’aereo in modo che l’orologio e le campane non si danneggino? Ah, ah, ah! Pare di sentire una barzelletta! Sarebbe un atto crudele, equivalente a strappare alla città e ai londinesi il proprio cuore senza nessuno scrupolo. La Clock Tower deve assolutamente rimanere al suo posto, lì, alta, guardinga, affascinante ed immobile dove è sempre stata. Sono certa che saprà attendere il mio futuro viaggio coronandolo con i suoi famosi rintocchi, onorando la mia sospirata visita come meriterà.

Idea scartata a priori dunque.

Cosa chiedervi, bella domanda, con tutta la varietà di cose che vendono i negozi al giorno d’oggi. Sapete che io sono una persona molto semplice e non mi occorre mai molto, mi so accontentare. Certo che però adesso che mi ci fate pensare con l’arrivo questi primi freddi, non sarebbe poi male….

Ecco, magari, se davvero volete farmi contenta vorrei una cosa che è risaputo faccia molto bene per certi versi, perché contiene sostanze che sono grandi alleate nel prevenire la formazione delle cellule cancerose, tumorali. Qualcosa che non vi sarà affatto difficile trovare nel posto in cui siete. Anzi.

Una bustina di té, sarebbe l’ideale. Ne vado matta! Del té che solo lì dove siete voi adesso sanno fare nel pieno rispetto della più antica tradizione e ricetta originale inglese. Basta solo sommergere la bustina per alcuni minuti in una tazza di acqua bollente in modo da fargli restituire tutta l’aroma particolare e il profumo che contiene segretamente, che puoi svelare a pieno solo in questo modo. E gustarlo pian piano, bevendolo a occhi chiusi, così, lentamente…..Una favola….

Io di solito sin da giovanissima (quando non lo alterno più raramente alla tisana altro piacere autunnale) sono sempre stata una grande consumatrice di té, anche se mi limito a bere la classica tazza delle 5 del pomeriggio ogni giorno. Cerco di non privarmene mai. Mia mamma me ne compra in tutti gli aromi e le fogge possibili, è una merenda a cui non so rinunciare, specialmente in inverno, soprattutto caldo. Mi piace anche il té freddo in estate ma molto meno in linea di massima. Quello caldo in tazza però è proprio un’altro paio di maniche. Tutto un differente sorseggiare….

Se c’è qualcosa che in casa mia non manca veramente mai da una vita e sottolineo mai è proprio ciò che gli inglesi direbbero “a cup of tea” ma a poter gustare il profumo e sapore del vero té inglese ancora non ci sono arrivata, peccato. I miei non ne consumano, chi beve té regolarmente sono solo ed esclusivamente io, anche se mi limito una sola volta al dì, come già detto prima. E questo da un sacco di tempo….

In ogni modo, ragazzi miei ve lo dico io, fidatevi, quando il té è servito bello caldo, al giusto punto di infusione, ed è accompagnato dal succo di limone buono e altrettanto profumato è una cosa da fine del mondo, che non teme confronti con la cioccolata calda secondo i miei gusti. Sceglierei, potendo, la mia tazza di te bollente, mille e ancor mille volte. Senza dimenticare nel mio caso un altrettanto indispensabile cucchiaino di miele sciolto nel liquido al posto dello zucchero che invece non posso proprio sopportare. Così come non esiste che si debba mischiare il té al latte come fanno in Inghilterra. Io ho provato una volta, ma non mi piace per nulla, il gusto che ha il té da solo è insuperabile…

Ma a pensarci bene anche se vi chiedessi qualcosa come una ben misera bustina di té mi sentirei in imbarazzo. Non ti preoccupare Luca, se ci pensate bene state già lavorando per fare un grosso dono a tutte le fan. Questo solo pensiero è quanto basta per farmi vedere le stelle dalla gioia.

Non penso avrò bisogno di chiedervi nulla di concreto dalla terra amata, l’importante è sapere che mi teniate simbolicamemte con voi, nel sentimento specialmente in questo periodo in tutto ciò che vi capita di vivere, fare, incontrare. Nel momento più eccitante perché vi riesce bene una canzone, in quello divertente, in quello di riposo, come in quello lievemente triste perché vi manca il cagnolone, la vostra casa o semplicemente i vostri cari.

Gatto Panceri ha reso bene la mia idea di oggi, col verso di una splendida canzone un suo brano che andava quando io ero alle medie. Che diceva così. E riassume in due frasette nude e crude, ma straordinariamente efficaci tutto ciò che desidero da voi.

«C'è tanto posto dentro te
Che basta un angolo per me.

In fondo sto chiedendo solo un posto
un qualunque posto
fuori o dentro di te.»

E in questo momento non posso fare a meno di immaginarti Luca, mentre imbracci la chitarra ancora una volta in un momento di pausa e strimpelli questi versi con la tua potente voce, mentre tuo fratello ti segue in silenzio con un’espressione particolare del suo sguardo che dice tutto da sola. E mi commuovi….

Un abbraccio ragazzi, buon lavoro, statemi bene, fate giungere notizie e siate sempre due valorosi e meritevoli “piccoli uomini dal cuore grande”…..

Elena

lunedì 5 ottobre 2009

“…Si sente ancora drin drin, ho perso il mio cagnolin poverin
Chi lo troverà in premio avrà tre paste, un gelato, e un babà…

…Pronto sono un ufo, del mio disco stufo, con uno dei Beatles lo vorrei cambiare…”

Cari Luca e Diego,

a dir la verità, vi do ragione, comprendo in pieno quei visetti stupiti dalle mie prime parole di oggi. Forse avrei potuto cominciare il mio post in maniera completamente diversa. Perdonatemi ragazzi, è stato più forte di me e non ho trovato di meglio, anzi questi divertenti versi secondo me stanno a pennello. Perché fanno parte di una sigla che non scorderò mai e solo a riprodurne le parole sulla mia tastiera mi commuovo perché vorrei tornare indietro e rivivere spensieratamente e tutto d’un fiato quelle care serate davanti alla TV.

Già, perché mi trovo a pensarvi e a frugare ancora una volta (anche per merito vostro) a più non posso nel mio polveroso ma assai vivido “forziere dei ricordi”. Che bello!

Dunque… Da dove cominciamo?

Luca: “Da quello che tutti vorrebbero sapere da te adesso naturalmente. Non dovevi parlare del monumento simbolo di Londra? Scrivi allora, vogliamo riposarci e stiamo aspettando di leggere con una certa impazienza….

Infatti, Luca se attendi ancora un secondo ci arrivo subito.

Guarda, tanto per rimanere in tema adesso mi sono anche messa al polso sinistro l’orologio che ho ricevuto a Natale l’anno scorso e poco importa che non debba uscire al momento, visto che di solito lo metto solo quando vado fuori in determinate occasioni. Direi che ci sta bene, è azzeccatissimo con l’argomento di oggi, visto che ha il quadrante e le lancette dell’orologio che sono del tutto uguali a quello del mastodontico ed amatissimo orologio inglese oggetto della mia odierna discussione. Se all’epoca di cui sto per dirvi avessi saputo di poter possedere un orologio così sarei diventata immediatamente matta, veramente, data la mia in quel periodo nascente simpatia per la “Clock Tower”.

Vedete ragazzi, sono straconvinta che all’origine di ogni esistente e bruciante passione individuale che si rispetti, per ognuno di noi, ci sia sempre un evento iniziale che ti rimane impresso per un qualsiasi motivo, un episodio scatenante che da inconsapevolmente il via a qualcosa di piacevolmente “devastante” che col passare del tempo arriva a modificare (in certi casi completamente ed in meglio) la tua stessa ed intera vita e sono sicura che voi concorderete con ciò che ho appena scritto, pensando al vostro vincolo innato con la musica. O perlomeno questo è proprio quello che è capitato a me col Regno Unito per colpa in parte anche di una trasmissione TV. Italianissima.

Cosa e quando ha dunque generato in origine la mia personalissima, profonda ed incredibile passione per l’inglese, la sua musica, la sua storia, le tradizioni e la Gran Bretagna in generale? Penso conosciate già la risposta perché ve l’ho suggerita proprio io negli scorsi post. É stato proprio lui , il Big Ben. Ma che questo orologio, che aveva colpito così tanto la mia piccola mente nell’infanzia esistesse davvero e che si trovasse proprio in quella che avrei anni dopo considerato a ragione la nazione più bella del mondo, lo avrei confermato crescendo e studiando, solo alcuni anni più tardi.

Qualcuno potrà anche sorridere leggendo quello che adesso sto per confessare, però lo devo dire. Non c’è nulla di male. Ciò che sto per narrare ha luogo infatti nella mia infanzia (avrò avuto due anni e mezzo, tre a dir tanto) ed è semplicemente la pura verità.

Il mio sodalizio con il Big Ben e di conseguenza la Gran Bretagna e tutto quanto la riguarda ha definitivo inizio tra il 1981 e l’anno seguente, poiché sulla Rai, in quegli anni (già a partire dal 1977) veniva trasmessa una indimenticata trasmissione di successo che mi piaceva da matti guardare e che era condotta da un presentatore rimasto nel cuore di tutti principalmente per i suoi modi gentili e garbati, il suo viso sorridente, la sua colta semplicità, il suo carattere sempre posato e squisitamente bonario. Ma che è ricordato purtroppo anche per la triste vicenda giudiziaria in cui fu coinvolto e che ha di sicuro accorciato di molto la sua esistenza secondo me.

Questo presentatore si chiamava Enzo Tortora e la trasmissione di cui era al timone era “Portobello”. Voi non lo potete ricordare forse, ma io si, abbastanza bene perché lo guardavo sempre quando ero piccolina.

Cuore della scenografia di questo studio televisivo era appunto la riproduzione fedele della sagoma colorata (ma che materiale era secondo voi? Gesso o cartone? Chissà, è un mistero che dura ancora oggi, se qualcuno lo sa parli e mi faccia sapere, grazie) di una torre con l’orologio sull’esatto modello di quella originale londinese, che forse era un po’ la protagonista anche di questo storico e bizzarro programma televisivo e si chiamava infatti anche lei “Big Ben”.

Purtroppo non esistono in rete immagini o foto del Big Ben che dico io e che faceva parte della scenografia di Portobello, non sono riuscita a trovarne nonostante la mia buona volontà di ricerca; posso solo affidare qui ai miei buoni e cari ricordi di bimba la sua descrizione. Ma chi ha anche solo qualche anno in più di me sa di cosa parlo e che non sto raccontando bugie.

Quello che ricordo bene era anche che alla fine della trasmissione Enzo Tortora si piazzava davanti a questo orologio che era comunque strano nella sua mitica forma a torre che io trovavo sensazionale anche perché aveva entrambe le lancette in continuo movimento, più veloce di un orologio normale. Tortora, dicevo, andando vicino all'orologio e verso il centro dello studio, annunciava sempre solennemente questa frase che tanto amavo ed è rimasta più o meno anche oggi come un modo di dire: “Il Big Ben ha detto stop”, il che stava ad indicare la fine della trasmissione e conseguentemente di tutte le contrattazioni e i contatti in corso in quella puntata.

Portobello, cari ragazzi era una bellissima trasmissione simpatica da vedere anche per i bimbi quale ero io all'epoca. Ve la posso brevemente descrivere come un bizzarro e colorato contenitore televisivo serale incentrato principalmente sull’idea di un mercatino settimanale (a cui si deve il nome Portobello che richiama il famoso mercato di Londra) in cui i partecipanti potevano vendere, proporre o cercare un po’ di tutto. Oggetti, idee o quant’altro e farsi conoscere e contattare dal pubblico da casa attraverso telefonate in diretta. Attorno a questo, venivano proposte da Enzo alcune rubriche interessanti e spassose, come Fiori d’arancio o Dove sei in cui venivano fatte richieste matrimoniali o ricerche di persone di cui si erano persi i contatti. Questa trasmissione è non a caso considerata “la madre” di molte trasmissioni odierne.

Oltre al “Big Ben” in questo programma partecipava pure un bel pappagallo con lo stesso nome della trasmissione, ed una delle parti di cui si componeva il programma prevedeva di volta in volta la possibilità di tentare di far dire al pappagallo il suo nome, Portobello. L’impresa, per molto tempo apparentemente impossibile, venne però compiuta per la prima volta all’inizio del 1982 dall’ anziana ma famosa attrice Paola Borboni, che tentò di far parlare il pappagallo per riuscire a ottenere i soldi necessari a sovvenzionare una operazione di chirurgia plastica per un bimbo ustionato sul viso.

Insomma, stavo pensando che se oggi insegno inglese da anni ai ragazzini e sono sempre stata eccellente in questa materia, o ancora se un domani io dovessi veramente arrivare lì dove ora siete voi per suonare, a Londra, e riuscirò finalmente ad avverare il cocente desiderio di vedere prima di tutto il Big Ben, così imponente e maestoso, lo dovrò indubbiamente anche ad Enzo Tortora, a quel pezzo di scenografia parte integrante del suo programma più famoso di allora che vi ho accennato volentieri e che non dimenticherò mai. Ricorderò il suo sorriso buono, il suo mitico annuncio di fine trasmissione che mi faceva sperare sempre che una settimana passasse alla svelta per vedere ancora una volta il Big Ben e Portobello, il pappagallo che non voleva parlare. Enzo Tortora, una cara persona mancata troppo presto ed infelicemente a cui non potrò non rivolgere un saluto con una punta di nostalgia ed immensa riconoscenza una volta che sarò io stessa davanti alla famosa Torre Dell’Orologio di Londra.

Per il momento in attesa di vivere di persona quel giorno mi piace pensare che siate usciti di colpo correndo e che vi siate diretti davanti al Big Ben. Che mi pensiate un attimo sentendo il vostro cuore traboccare di improvvisa gioia in attesa di udire lo scatto dell’ora con quel suono di campana dalla melodia che precede i rintocchi dell’orario, che ormai è coonosciuto in tutto il mondo. E che magari puntiate anche, sorridendo, entrambi, giusto allo scoccare dell’ora, tutti e due nello stesso momento un dito impaziente ed incredulo verso quell’enorme campanile che non conosce tempo e chissà quanta altra storia avrà ancora da raccontare negli anni a venire. Fantastico!!!!!!

Un abbraccio ragazzi!!!! Vi voglio bene!!! A presto!!!!!

Elena

sabato 3 ottobre 2009

Radio Londra chiama…. Ele risponde….

Immagino che vi state tutti chiedendo che fine abbia fatto, dove sia sparita. Non scrivo da una settimana qui e non è sicuramente un comportamento consono al mio stile, non credo sia mai successo a memoria di lettore nella storia ancora abbastanza recente di questo blog, un episodio a cui non intendo dare seguito, tranquilli, farò del mio meglio!

Diego: “Infatti vorrei sapere dove ti sei cacciata, mica ci avrai dimenticato di punto in bianco, perché non ci crederei neanche se me lo dicessi tu! Cos’è successo di così particolare da renderti muta? Ce lo stiamo chiedendo entrambi. Spiegacelo! Adesso siamo noi a sentire la tua mancanza sai? In effetti contiamo molto sulle tue lettere, ci fanno sempre sentire aria di casa proprio ora che stiamo fuori dall’Italia! A che si deve questa interruzione?"

Beh, hai tutte le ragioni per interrogarti zuccherino però sai, questa settimana è stata particolarmente densa di eventi personali a cui non ho potuto personalmente tenere testa nemmeno io, figuriamoci se avessi dovuto raccontare anche qui per filo e per segno non finivo più, soprattutto dal punto di vista del lavoro ne ho viste di cotte e di crude, almeno quanto voi lì penso.

Credo di non avere avuto tempo di sentire la vostra mancanza ed è un bene perché sentire la lontananza di una persona cui si tiene, chiunque essa sia non è mai una bella cosa soprattutto per me che sono una persona particolarmente sensibile. Ho lasciato che la mia mente venisse completamente presa da altro e ho fatto bene, è il modo migliore per non cadere nella malinconia (di cui non ho certo bisogno con tutto quello che già vivo) e cominciare a riassaporare lentamente la gioia di un nuovo momento indimenticabile che sicuramente mi aspetta.

In questa ultima settimana ho inoltre definitivamente posto, nel modo migliore la parola fine a una ricerca che durava da mesi. E non ho bisogno di scrivere altro perché penso sappiate bene a cosa mi riferisco…..Ed è questo forse il vero e proprio motivo che più di ogni altro mi ha zittito. Poiché non ci sono proprio parole per descrivere la mia soddisfazione di poter indossare alla catenina un famigerato pendente da alcuni grammi di oro pieno, pesante, massiccio in più. E mi piace pensare a te adesso Luca, mentre sfiori sorridente un attimo con le dita le maglie delle tue collanine….E poi mi dici: “Tranquilla, ti ci abituerai, è normale, complimenti”…Grazie tesoro!

Certo che però ragassoi, sentita in mano è piuttosto pesante questa medaglietta, perlomeno la mia, che è gemella della vostra, fose addirittura più pesante, come descrivevo prima! E fa anche un gradevole suono metallico poiché tintinna (soprattutto tutte le volte che mi giro di notte a letto) scorrendo sulla catenina intrecciata a quella in oro bianco ed è in bella vista assieme all’altro ciondolo a chiave di sol. Fantastico. Insomma, fa compagnia, c’è, si fa sentire…ha una voce canterina pur essendo solo un ciondolo…

E poi a parte tutto devo dire, mi ero quasi ripromessa di lasciare un po’ di calma adesso con i miei scritti per il semplice motivo che non si disturbano le persone che lavorano, proprio come voi adesso, in modo intenso.

In fondo non era giusto che continuassi a tempestarvi di domande dal mio sito anche se la curiosità c’è e brucia. Ci vuole un freno a tutto! Se mai adesso infatti più che me chi deve parlare siete proprio voi, voi che dovete raccontare a me o sbaglio? Ma ogni cosa ha suo tempo. Fate pure con calma non ho fretta! Fate conto che stia lì nella stessa stanza con voi e osservi quello che succede attendendo con un’espressione calma, assolutamente imparziale e neutrale. Tutto qua.

Vi ricordate cosa vi avevo chiesto nel PS dell’ultimo post?

Vi avevo domandato di salutarmi tanto il Big Ben. E adesso vi domanderete perché, con tante cose belle che Londra può offrire oltre ai propri prestigiosissimi studi di incisione musicali, io tenga tanto a questo immortale simbolo della Capitale che già ho avuto occasione di rispolverare l’anno scorso a Natale quando mi sono comperata l’orologio da polso col quadrante che lo ricorda in tutto e per tutto.

Avrete presto una mia esauriente spiegazione, che sarebbe troppo lunga da intraprendere adesso. Non è necessario che mi diciate se avete già avuto modo di esaudire la mia richiesta, non è quello che mi preme sapere al momento.

Adesso vi lascio tesori, scappo perché ho un impegno oggi e devo prepararmi!

Ci sentiamo presto, non preoccupatevi che non scappo!!!! Statemi bene e mi raccomando, fate i bravi e non perdete di vista il Big Ben!

Un abbraccio forte forte, che arriva dal cuore!

Elena